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Collana con ciondolo a forma di specchio Sissi ARGENTO

Collana con ciondolo a forma di specchio Sissi

59,0069,00

Disponibilità: 3 disponibile
  • Ciondolo Sissi con specchietto, catenina e chiusura in argento 925% (6,62 gr).
  • Ciondolo Sissi in bronzo (3,18 gr) con specchietto, catenina e chiusura in argento rodiato 925% (3,02 gr).

Misura catenina in argento: 440+30 mm

Dimensione del ciondolo: 22x41x4 mm

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Descrizione

La cornice del ciondolo è stata prototipata a mano con fili in cera, con l’aiuto di uno specillo e una fiamma (spiritiera) è stata riscaldata della cera fino a renderla liquida per poter saldare i fili tra di loro e intervenire dove serviva. Quindi, attraverso un processo di microfusione è stato portato in metallo. Nel frattempo è stata fatta una fusione alla forgia d’argento, il cui risultato, una volta raffreddato, è stato portato al laminatoio manuale fino a ricavare una lastrina di 0,85 mm di spessore. E’ stata, poi, ricavata la forma della cornice dalla lastrina d’argento e la cornice è stata rifinita con frese e carte abrasive (dalla grana più grossa alla grana più fine); la lastrina in argento invece è stata passata alla tavoletta (una stecca piatta di legno ricoperta da carte abrasive di tutte le misure) in modo da togliere tutti i graffi e far sì che risultasse specchiante. I pezzi del ciondolo, poi, sono stati passati alla lucidatrice, prima con la spazzola in crine e la pasta gialla (a velocità minima per togliere gli ultimi graffi rimasti e poi a velocità massima per rifinire il tutto) ed in seguito con la spazzola in cotone morbido ed il rossetto, ossia ossido di ferro (a velocità minima e a velocità massima). Sono stati lavati in acqua calda e sapone per gioielli (nell’ultrasuoni, macchinario che con scariche di ultrasuoni lava accuratamente l’oggetto) e fatti asciugare ricoprendoli con della sabbia specifica. L’argento è stato sottoposto a rodiatura (bagno galvanico). Per concludere il ciondolo è stato assemblato incastonando lo specchietto nella cornice e inserendo la catenina.

Uno specchio in un gioiello?

Chi non ricorda la famosa e perfida matrigna di Biancaneve ed il suo narcisistico tormento? “Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. Nella mia collezione non poteva mancare il suo specchio. Lei era davvero malvagia ma il suo specchio era un bell’esempio di stile per l’epoca!
La capacità di riconoscersi nell’immagine riflessa in uno specchio è dono di poche specie biologiche, oltre all’uomo troviamo scimmie, delfini, elefanti e gazze ladra. Nell’uomo lo specchio è il primo elemento, dopo i sei mesi di vita, che aiuta il bambino nella formazione dell’Io. Non solo, lo specchio è un oggetto che, per le sue caratteristiche, da sempre ha colpito e stimolato l’immaginario umano. Questo oggetto è spesso legato al tema del doppio, della bellezza e della divinazione. Secondo alcune credenze popolari gli specchi duplicano la realtà e sono in grado di imprigionare l’anima nell’immagine riflessa. Ecco il perché dell’usanza diffusa di coprire gli specchi alla morte di qualcuno. Anche l’impossibilità di riflettere la propria immagine, tipico di vampiri e streghe, avrebbe all’origine questa connessione tra lo specchio e l’anima. Spesso, questo magico oggetto, è legato inoltre all’iconografia della Verità e della Prudenza, in quanto rimanda all’occhio e alla vista come strumenti di conoscenza del mondo esteriore e del mondo interiore, non per nulla si suol dire “Gli occhi specchi dell’anima”. Nello specchio ci si riconosce ma ci si può anche perdere, quando lo sguardo rivolto solo su di sé induce all’autocontemplazione, alla vanità e al narcisismo. Lo specchio ci svela ciò che è fugace, come la bellezza, da ciò che è eterno, ossia l’essere.
Dal potere talvolta sinistro attribuito agli specchi deriverebbe anche la credenza che romperne uno causerebbe sette anni di disgrazie. In effetti, se si pensa che al tempo lo specchio era un bene prezioso, distruggere comportava una perdita economica non indifferente, tant’è che per alcune famiglie sostituirlo era impresa davvero ardua.

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