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Collana Con Ciondolo A Forma Di Specchio Ovale Argento

Collana con ciondolo a forma di specchio ovale

89,00118,00

Disponibilità: disponibile
  • Ciondolo ovale con specchietto, catenina e chiusura in argento rodiato 925% (13,10 gr).
  • Ciondolo ovale in bronzo (4,08 gr) con specchietto, catenina e chiusura in argento rodiato 925% (10,73 gr).

Misura catenina in argento: 440+30 mm

Dimensione del ciondolo: 30x40x4 mm

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Descrizione

La cornice del ciondolo è stata prototipata a mano con fili in cera, con l’aiuto di uno specillo e una fiamma (spiritiera) è stata riscaldata della cera fino a renderla liquida per poter saldare i fili tra di loro e intervenire dove serviva. Quindi, attraverso un processo di microfusione è stato portato in metallo. Nel frattempo è stata fatta una fusione alla forgia d’argento, il cui risultato, una volta raffreddato, è stato portato al laminatoio manuale fino a ricavare una lastrina di 0,85 mm di spessore. E’ stata, poi, ricavata la forma della cornice dalla lastrina d’argento e la cornice è stata rifinita con frese e carte abrasive (dalla grana più grossa alla grana più fine); la lastrina in argento invece è stata passata alla tavoletta (una stecca piatta di legno ricoperta da carte abrasive di tutte le misure) in modo da togliere tutti i graffi e far sì che risultasse specchiante. I pezzi del ciondolo, poi, sono stati passati alla lucidatrice, prima con la spazzola in crine e la pasta gialla (a velocità minima per togliere gli ultimi graffi rimasti e poi a velocità massima per rifinire il tutto) ed in seguito con la spazzola in cotone morbido ed il rossetto, ossia ossido di ferro (a velocità minima e a velocità massima). Sono stati lavati in acqua calda e sapone per gioielli (nell’ultrasuoni, macchinario che con scariche di ultrasuoni lava accuratamente l’oggetto) e fatti asciugare ricoprendoli con della sabbia specifica. L’argento è stato sottoposto a rodiatura (bagno galvanico). Per concludere il ciondolo è stato assemblato incastonando lo specchietto nella cornice e inserendo la catenina.

Da dove nasce l’idea di questa collana lunga con ciondolo?

L’idea di creare questo gioiello nasce tempo fa, da un particolare usato sul palcoscenico di un concerto importante. Una volta entrato nel mio campo visivo quel particolare è rimasto iscritto nella mia memoria per anni e lì ha lavorato, almeno fino a quando ho deciso di dargli corpo, disegnandolo prima e realizzandolo poi.
Era il settembre del 2007, se non sbaglio, quando Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, con il suo Fly World Tour, atterra in quello che è uno dei contesti più meravigliosi d’Italia, l’Arena di Verona. Il grande sipario argenteo si solleva davanti ed il cantautore di Ronconcesi fa la sua apparizione seduto su un trono vodoo (una poltrona di legno, velluto e corna di bufalo), con l’immancabile cappello sulla testa, una giacca di velluto marrone e l’amata chitarra tra le braccia. Tra ritmi indiavolati e blues dolce, poco meno di dodicimila persone partecipano entusiaste alla magia. Ai margini del palco il famoso particolare di cui parlavo prima: due grandi specchi ovali, elegantemente incorniciati che fanno da megaschermi e riflettono alternativamente le immagini riprese dal vivo, spezzoni di video e foto dell’album di famiglia. Una foto in particolare mi intenerisce enormemente, quella un po’ ingiallita ma tanto vera in cui Zucchero stringe la mano della nonna Diamante (anche io sono molto legato al ricordo della mia!). Più volte, da quel meraviglioso palco, il cantante ringrazia il pubblico che è caldissimo e dietro di lui appare un enorme gong ed un grande organo, lo stesso che torna ad incantare la platea negli specchi-schermo; due grossi lampadari a goccia e uno più piccolo sovrastano il tutto; i musicisti suonano tranquilli tra vecchie valigie da artista e cassoni in legno…e poi ecco l’immancabile pianoforte. Arrivano le memorabili “Diamante” e “Così Celeste” che dedica ad un cantante di fama mondiale e caro amico scomparso, Luciano Pavarotti. Devo essere sincero, lì ho trattenuto la lacrimuccia, per fortuna m’ha aiutato il duetto ammirevole di Kat Dyson (già chitarrista di Prince) e Mario Schilirò (storico della band).

Ulteriori informazioni

Materiale

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