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Ciondolo, catenina e chiusura in argento rodiato 925% (3,35 gr), pietra ametista (taglio salomite), smalto in resina verde.

Ciondolo Susina in argento con ametista e smalto

69,00

Disponibilità: disponibile

Ciondolo, catenina e chiusura in argento rodiato 925% (3,35 gr), pietra ametista (taglio salomite), smalto in resina verde.

Catenina doppia misura 440+30 mm

Misure del Ciondolo a forma di Susina 28×20 mm

Pezzo unico prodotto artigianalmente

Descrizione

Il ciondolo a forma di Susina con catenina in argento è stato prototipato in cera limabile. Le foglie sono state ricreate con fili e lastre in cera e saldate al filo con la fiamma di una spiritiera e uno specillo. Con una fresa a punta fina è stato forato il filo in cera e attraverso un processo di microfusione è stato portato tutto da cera ad argento; rifinito a banchetto con lime e frese, al pezzo è stata saldata una maglia con la microfiamma. Una volta lucidato, prima con spazzola in crine e pasta gialla (a velocità minima per togliere gli ultimi graffi rimasti e a velocità massima per rifinire il tutto), ed in seguito è stato con spazzola in cotone morbido e rossetto d’ossido di ferro (sia a velocità minima che a velocità massima). Una volta lucidato è stato lavato con acqua calda e sapone per gioielli (nell’ultrasuoni, macchinario che con scariche di ultrasuoni lava accuratamente l’oggetto), fatto asciugare immergendolo nella sabbia specifica e, successivamente, fatto gommare per poterlo riprodurre. Sottoposto a rodiatura (o bagno galvanico), è stato assemblato; inserito un filo da 0,40 cm nella “mora” e nel rametto con le foglie, fatto poi uscire all’estremità opposta, è stato bloccato con la microfiamma. Per finire è stato applicato lo smalto in resina verde e lasciato asciugare sotto lampade ad alte temperature.

Ciondolo a forma di Susina

Tra tutti i ciondoli della Collezione Fruttini, la Susina rappresenta forse il fruttino più raffinato e serio, ideale anche da vestire su un abito elegante o, comunque, per un’occasione speciale. Il colore delle perline di ametista, infatti, rilascia tutta la sua potenza luminosa grazie al taglio che le caratterizza. Le molteplici sfaccettature delle pietrine, così, risultano brillare come stelle stagliate nella notte e la loro agglomerazione, una stupenda costellazione.
Nel linguaggio comune, spesso, si fa confusione fra la susina e la prugna. Non tutti sanno, infatti, che sono i frutti di due alberi differenti, ossia il Prunus salicina e il Prunus domestica (conosciuti anche coi nomi di susino cino-giapponese e susino europeo), appartenenti entrambi alla famiglia delle Rosacee e risultato dell’unione tra il pruno selvatico ed il ciliegio. La susina, a livello estetico, è più tondeggiante della prugna che, invece, risulta leggermente più ovoidale. Inoltre essa non può essere essiccata perché risulta comunque meno saporita e più acquosa. Il termine “susina” pare derivi dal latino “sucinus”, che significa resinoso, con riferimento alla sostanza cerosa presente sulla superficie e chiamata pruina. Di contro, secondo altre fonti, il nome del frutto farebbe riferimento alla città si Susa, in Persia, dove probabilmente nell’antichità veniva ampliamente coltivata. Le proprietà nutrizionali di questo frutto sono notevoli: sali minerali, potassio e vitamine, soprattutto la C, inoltre la buccia è ricca di potenti antiossidanti. Anticamente la pianta veniva usata come portafortuna per augurare un felice matrimonio, oppure per restituire salute ai malati e tranquillità agli irascibili. Se poi ci volgiamo all’ Oriente ci accorgiamo che il susino è da sempre ritenuto un albero molto importante, basti pensare che dobbiamo alla Cina il primo trattato botanico sui suoi fiori, nel 1000 d.C. circa. Secondo questa cultura, il susino raffigurerebbe la resistenza, mentre i suoi fiori, che compaiono prima dell’inizio della primavera per poi sparire subito dopo, sarebbero emblema di coraggio, rinnovamento ed umiltà.

Nel cortile c’è un susino. Quant’è piccolo, non crederesti. Gli hanno messo intorno una grata perché la gente non lo pesti. Se potesse, crescerebbe: diventar grande gli piacerebbe. Ma non servono parole: quel che gli manca è il sole

Bertold Brecht (drammaturgo tedesco del 900′)

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